E-commerce ai raggi X: trend e caratteristiche del settore economico digitale più discusso

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Agli albori dell’e-commerce i dibattiti sulle prospettive del nuovo commercio elettronico vedevano schierati progressisti del digitale da un lato e conservatori del retail tradizionale dall’altro. Gli uni che pregustavano le opportunità derivanti da un commercio al dettaglio senza più barriere geografiche, gli altri che si preoccupavano dell’impatto che questa nuova concorrenza avrebbe avuto sul business dei piccoli negozi fisici. 

Trascorsi più di 20 anni dalla prima vendita online effettuata da Amazon nel 1995, che ai tempi era “solo” una libreria digitale, possiamo oggi osservare lo sviluppo di quello che non può essere più considerato un fenomeno transitorio, ma un vero e proprio settore in crescita dell’economia delle vendite al consumatore finale.

Secondo una ricerca di Statista del 2019, le vendite online globali di prodotti e servizi sono in continuo aumento e non accennano ad arrestarsi: nel 2018 il totale delle vendite avvenute tramite e-commerce è stato pari a 2.900 miliardi di dollari, nel 2019 sono stati stimati 3.500 miliardi di dollari e per il 2020 è prevista una spesa online globale di 4.200 miliardi, con un giro d’affari che quasi raddoppierà nel giro di pochi anni.

Quali cambiamenti nella società hanno portato ad una crescita rapida del settore?

Possiamo innanzitutto guardare al comportamento digitale, alla curiosità e alla modifica delle abitudini di ricerca degli utenti. Le persone si affidano sempre di più alla comodità degli acquisti online e sono interessate a vedere e conoscere il prodotto nel dettaglio prima di acquistarlo. 

Da una recente ricerca di Wearesocial Hootsuite, effettuata su un campione di utenti fra i 16 e i 64 anni, è risultato che l’80% di loro ha utilizzato internet per effettuare una ricerca di prodotti o servizi da acquistare nel terzo trimestre 2019, il 90% ha visitato almeno un e-commerce, il 74% ha acquistato online, il 36% ha effettuato un acquisto via PC e il 52% dal cellulare.

Quindi, 3 persone su 4 tra gli intervistati ha effettuato un acquisto online non più di 8 mesi fa. Non significa che ha smesso di acquistare nei negozi fisici, ma che invece considera l’online come un punto vendita di interesse.

L’e-commerce per le piccole realtà

Come può un piccolo negozio capitalizzare questa situazione? Da questo punto di vista Internet è molto democratico. Le condizioni economiche che le grandi piattaforme di e-commerce propongono ai venditori sono standard e chiare. Allo stesso tempo, aprire un e-commerce per supportare la vendita dei prodotti gestiti all’interno del proprio negozio è una soluzione che molti stanno iniziando ad adottare. Aprirsi al cambiamento e cercare di adattare la propria attività alle nuove preferenze dei consumatori è sicuramente una buona strategia e può aprire nuove opportunità di crescita.

Oltre a comprendere il comportamento dei consumatori digitali, è interessante analizzare anche le tipologie di prodotti e servizi più acquistate. Dalle stime sulla spesa online del 2019, a livello globale, si rileva che la maggior parte degli acquisti hanno riguardato prodotti di moda e cosmesi, seguiti dall’elettronica, dall’arredamento e dai prodotti per il tempo libero. Tutti i settori appena citati, seppur con tassi differenti, presentano poi un trend positivo di anno in anno per quanto riguarda le vendite online. 

lo rivela E-commerce monitor, anche per l’Italia i dati sull’e-commerce indicano che gli acquisti online diventano sempre più popolari: nel 2019 si è stimata una crescita del 30% rispetto al 2018, arrivando ad un giro d’affari di 35 miliardi di euro. La digitalizzazione della comunicazione e del marketing è un processo in evoluzione e il nostro Paese è ancora in fase di crescita. Infatti, questi risultati potrebbero anche essere migliori se si considera che nel 2018 solo il 44% degli italiani ha acquistato online e solamente il 10% delle imprese italiane vendevano online.

Ma cosa acquistano online gli italiani?

Secondo Netcomm, nel 2019 in Italia le vendite online di prodotti superano quelle dei servizi: in particolare gli italiani acquistano sul web soprattutto libri ed ebooks, seguiti da prodotti di cosmesi e bellezza e da prodotti elettronici. Infine, sempre più spesso si acquistano online anche viaggi e abbigliamento.

Da questi dati si deduce che oggi ci si affida sempre più spesso ad internet per fare acquisti, ma quali sono i fattori che hanno portato a questa evoluzione delle abitudini di acquisto? 

I principali driver della crescita dell’e-commerce sono: chiarezza, convenienza e sicurezza.

Infatti, secondo una ricerca condotta da Kantar Consulting nel primo semestre del 2019, la ragione principale per cui si compra online è il prezzo competitivo dei prodotti o servizi. Inoltre, tra gli intervistati che hanno dichiarato di acquistare online per questa ragione, il 62% compra da negozi online privati, il 39% acquista durante le promozioni, il 23% acquista solo se la gamma di prodotti offerti è ampia e il 20% degli utenti compra solo dagli e-commerce che ritiene più affidabili.

Sempre secondo questa ricerca, un altro aspetto che spinge le persone a comprare online riguarda la possibilità di scegliere il metodo di pagamento preferito tra un ampio range di possibilità.

Vi sono, poi, diversi elementi che portano gli utenti a finalizzare l’acquisto sugli shop online: il 67% afferma che è fondamentale la presenza di istruzioni chiare per l’opzione di reso, il 59% dà importanza alla possibilità di tracciare il proprio ordine durante la spedizione e il 57% è soddisfatto se sono presenti informazioni chiare e comprensibili sulla procedura di pagamento. 

Inoltre, bisogna considerare che Internet non è strategico solo per le aziende che già vendono online o intendono farlo, ma svolge un ruolo chiave come canale di comunicazione per qualsiasi tipo di impresa. Infatti, da uno studio di Wearesocial Hootsuite effettuato a livello globale, risulta che il 35% delle persone scopre nuovi brand dai motori di ricerca, cifra superiore di chi invece ne viene a conoscenza tramite pubblicità televisiva (34%) o attraverso il passaparola (29%).

Questo significa che curare la presenza online di un’azienda è un’attività che non può più essere rimandata e che deve essere gestita in maniera strategica. A differenza di una fiera di settore, dove un’azienda può decidere se partecipare o meno, su Internet l’azienda non può decidere di non esserci. La scelta che può fare è se lasciare che siano gli utenti a parlare dei propri servizi oppure muoversi in prima persona per parlare di sé e farsi conoscere. Sviluppare una comunicazione digitale consistente è rilevante per garantire la giusta visibilità.


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